Il calazio è una frequente patologia delle palpebre.  Interessa qualunque fascia d’età senza predilezione di sesso. E’ una condizione clinica benigna. Si manifesta come una tumefazione di dimensioni variabili a carico della palpebra, interessando indifferentemente sia la palpebra inferiore che quella superiore. Dal punto di vista anatomopatologico si tratta di una lesione lipogranulomatosa che interessa una o più ghiandole di Meibomio. In una prima fase la ghiandola va incontro ad un’ostruzione duttale con accumulo di secreto lipidico, successivamente si ha una distensione della ghiandola ed una infiltrazione infiammatoria per l’intervento di cellule pro infiammatorie come linfociti neutrofili  e con l’innesco di mediatori infiammatori ed edema. La fase iniziale può durare all’incirca una settimana. Segue una fase di persistenza della flogosi con rottura ghiandolare e fuoriuscita di materiale lipidico che genera un’ulteriore reazione flogistica ed un infiltrato con macrofagi e plasmacellule. Si forma così un vero e proprio granuloma. Questa seconda fase può durare da 1 a 3 settimane. La flogosi tende a cronicizzare e si forma un granuloma lipidico con reazione infiammatoria da corpo estraneo. Si determina la formazione di una capsula fibrotica che tende a circoscrivere la lesione. Questa fase di cronicizzazione può durare alcune settimane. Il granuloma può subire l’evoluzione verso la fibrosi con indurimento ed inspessimento, oppure l’incistamento. Ci si troverà ad avere un nodulo duro liscio di dimensioni variabili che tende a rimanere stabile per diverse settimane, talvolta a ridursi di dimensioni fino a diventare trascurabile. Una frequente complicanza è la formazione ascessuale per sovrainfezione batterica. In questi casi  il piccolo ascesso tende a fistolizzarsi verso l’esterno o al disotto della congiuntiva. Talvolta il calazio può raggiungere dimensioni ragguardevoli (10mm) e può determinare effetti compressivi sulla cornea determinando astigmatismi irregolari. Non è infrequente la possibilità di contemporanei calazi multipli (calaziosi). In questo caso frequentemente vi è una disfunzione delle ghiandole di Meibomio con associate anomalie morfologiche e anatomiche delle stesse. La Meibografia riesce ad evidenziare queste anomalie.

I calazi possono frequentemente interessare più ghiandole di Meibomio. La recidiva su un precedente calazio non è frequente e se si manifesta in età matura è opportuno ricordare la possibilità che possa trattarsi di una patologia neoplastica.

La terapia medica del calazio è topica a base di colliri e unguenti cortisonici ed antibiotici, impacchi caldi soprattutto nelle fasi iniziali. La terapia antibiotica generale può essere indicata nelle forme a forte impronta infiammatoria. Esiste la possibilità di trattare i calazi con infiltrazioni intralesionali quando il calazio è in fase cronica ma è frequente la recidiva.

La terapia risolutiva nei calazi cronici è quella chirurgica. Si pratica una escissione della lesione con accesso cutaneo oppure con accesso transcongiuntivale. La scelta dipende dal tipo di evoluzione ed estrinsecazione della lesione. Si effettua in anestesia locoregionale.

Il calazio nell’infanzia merita alcune considerazioni. La terapia topica e/o sistemica è indicata solo nelle fasi iniziali e quando vi è una importante componente infiammatoria. Nel calazio incapsulato cronico è bene non insistere con le terapie steroidee ed antibiotiche. Anche l’infiltrazione di farmaci steroidi non è consigliata considerando la scarsa efficacia, l’elevato rischio di recidive ed il fatto che bisogna ricorrere ad una sedazione. L’asportazione chirurgica è opportuno praticarla in caso di grossi calazi che possono provocare importanti fenomeni compressivi sulla cornea. E’ opportuno cercare di procrastinare il più possibile la chirurgia fino ad un’età in cui il beneficio sia commisurabile con il rischio anestesiologico. E’ bene mantenere il più possibile un approccio conservativo. In questi casi si può ricorrere ad impacchi caldi periodici, massaggi delle ghiandole, igiene del margine palpebrale, trattamento di eventuali dermatiti associate (seborroica, atopica,rosacea). E’ indispensabile correggere eventuali vizi di refrazione che talvolta possono associarsi. Bisognerà stabilire una comunicazione efficace e realistica con i genitori rassicurandoli della benignità della patologia anche in considerazione di una possibile risoluzione spontanea della stessa.

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